Messina-Cosenza: un incantesimo tra lo Stretto e la Sila

Questo articolo è apparso su una testata web messinese, Messina Channel, che solo qualche mese fa spesso e volentieri metteva in evidenza la competenza della società giallorossa e la sua compattezza, al contrario di quanto succedeva in casa nostra.
L’articolo non tiene conto della partita di domenica, che non ha cambiato però di una virgola i concetti espressi.
Riteniamo opportuno pertanto proporlo alla tifoseria cosentina.
Centonovantasei giorni lunghi, anzi lunghissimi: sono quelli trascorsi dal 21 aprile scorso, quando il Cosenza consumò sul prato di un “San Filippo” gremito gli ultimi fuochi della fallita rimonta promozione e consegnò al Messina le chiavi per accendere le luci della festa. Oggi tra le due squadre ci sono 12 punti di differenza. I silani sono in testa, mentre il Messina è riuscito a mettersi dietro soltanto l’Arzanese. Il Cosenza ha vinto sei volte e perso in un’unica occasione (il derby di Lamezia), il Messina non centra i tre punti da 540 minuti, ha già collezionato tre battute d’arresto e regalato un’unica gioia ai propri tifosi. I rossoblù hanno segnato 14 reti e ne hanno subite 7, i giallorossi hanno il terzo peggior attacco del girone con 6 gol e hanno raccolto la palla in fondo al sacco 11 volte.
Fuori casa il Cosenza è un rullo compressore, avendo inanellato ben tre vittorie, al contrario di un Messina che è già tornato a mani vuote da tre trasferte. Una sorta d’incantesimo, tra la Sila e lo Stretto, insomma, sembra avere trasformato il principe in ranocchio e viceversa.
La data chiave per raccontare questa metamorfosi è il 5 agosto. Il giorno dei ripescaggi, quello che ha regalato ai cosentini il salto di categoria e, nello stesso tempo, ha rivoluzionato la geografia e gli equilibri dei gironi di Seconda Divisione. In riva al Crati, per la verità, avevano lavorato già per tempo. Chiusa la turbolenta era legata al nome di Stefano Fiore, si sono affidati a un’altra vecchia gloria rossoblu, Ciccio Marino (ex collaboratore della Juventus). E sembrano proprio avere fatto centro. A partire dall’allenatore. Roberto Cappellacci, un vero e proprio colpo, visto che lo scorso campionato il suo Teramo era stato la rivelazione del torneo, perdendo la Prima Divisione solo in finale play-off. Il 47enne ex centrocampista, dopo una discreta carriera fruttatagli anche 199 presenze in B, aveva iniziato a sedere in panchina nel 2002 come vice di Angelo Pierleoni alla Fidelis Andria. Un acuto alla guida del Pescina, promozione dalla D e, l’anno dopo, semifinale play-off in Seconda, gli era valso nel 2008 un contratto con il Siena per guidare il settore giovanile. Poi, qualche passaggio a vuoto e il ritorno tra i dilettanti, da dove inizia la risalita nel 2011 al timone del Teramo. Pure in quel caso, salto di categoria e l’anno dopo spareggi promozione tra i pro. Adesso è in rampa di lancio ed ha fatto dimenticare in fretta ai tifosi cosentini Gianluca Gagliardi.
La strategia estiva è stata chiara: niente “linea verde”, un taglio netto con il passato e tanta gente di categoria in rosa. Manolo Mosciaro l’unico superstite del recente passato. Non ha trovato posto neanche il tanto osannato “Biccio” Arcidiacono, tornato a bussare alla porta del Cosenza dopo la fugace esperienza con il Benevento.
Il presente ha i nomi di De Angelis, Alessandro, Giordano e Frattali. “Bucanieri” della Lega Pro, capaci anche nelle prime giornate, nonostante il ritardo di preparazione, di fare volare il Cosenza. Cappellacci ci ha ovviamente messo del suo e nelle ultime giornate ha provato un’evoluzione tattica, passando dal 4-2-3-1 al 4-3-3, il modulo su cui sembra intenzionato a puntare anche oggi. A fare il resto, diversi episodi fortunati e – bisogna ammetterlo – una società dimostratasi brava ad accendere l’entusiasmo del pubblico. Strategie di marketing e comunicazione, le gare disputate in notturna e il filotto di successi hanno generato abbastanza incassi da fare quadrare i conti economici in questi tre mesi di gestione. L’anno prossimo, poi, a Cosenza festeggeranno il centenario, senza preoccuparsi troppo dei vari cambi di denominazione e marchio. La Lega Pro unica sarebbe molto di più di una semplice ciliegina sulla torta.
Fonte: Messina Channel