Macalli: “Pro Patria a rischio ma il sistema Lega Pro ha retto”

Intervistato da un giornale lombardo sulla delicata situazione della Pro Patria, il presidente della Lega Pro Mario Macalli non è sembrato per niente fiducioso sulle possibilità di iscrizione della società di Busto Arsizio al prossimo campionato di Prima Divisione.
“Sono molto poco fiducioso sulla situazione che si sta creando a Busto – dice il presidente Macalli – perché ho parlato a lungo con il patron Pietro Vavassori e ho capito benissimo che lui la sua scelta l’ha fatta e non torna indietro mentre questi qui che si sono presentati in cordata hanno poche possibilità di farcela. Poi i miracoli accadono e io non sono nella sua testa per sapere cosa deciderà ma sinceramente la vedo male… Io sto con Vavassori. Quest’uomo, se vuole, ci mette tre minuti a fare una fideiussione da 600mila euro, anzi te ne fa avere due. Ma si è stancato e io ne comprendo le motivazioni: fa benissimo a strasene a casa sua se dopo due campionati di vertice si prende parolacce dalla gente e silenzi dall’amministrazione comunale… Quindi, se non spunta qualcuno di solido, la società probabilmente non va avanti”.
Chiamato a dare un giudizio generale sulle difficoltà della Lega Pro, Macalli ha affermato: “Come sempre siamo arrivati a questo momento accompagnati dalla convinzione che il movimento andasse in mille pezzi e invece sono spariti quattro club e questo dimostra che una solidità di fondo la stiamo guadagnando. Rispetto alle esclusioni, non che la cosa non mi dispiaccia per le città coinvolte, ma almeno in tre casi si tratta di situazioni risapute e attese. Solo il Borgo a Buggiano è stato una sorta di fulmine a ciel sereno, anche se in verità ci siamo mossi per fargli avere lo stadio andando oltre quelli che erano i nostri compiti. Invece su Andria,. Campobasso e Treviso il destino mi pareva segnato da tempo…”.
La speranza di Macalli è che, con la creazione della Lega Pro unica, si arrivi ad una normalizzazione.
“Sessanta dovrebbe essere il numero giusto di club in questa categoria, evitando l’ingresso di avventurieri o realtà comunque strutturalmente non in grado di stare nelle regole del professionismo. Poi il problema potrà sorgere sempre per motivazioni che non sono economiche ma progettuali (mi riferisco ad esempio proprio al caso della Pro Patria), ma almeno toglieremo di mezzo una serie di eventualità scabrose e ridicole”.