La campagna abbonamenti della Roma ricalca un’idea di Luigi Vircillo per il Cosenza Calcio del 2009

Luigi Vircillo, direttore creativo e consulente di immagine e comunicazione, lavora con il Cosenza Calcio ormai dal 2007. Dapprima con vircillo&succurro, agenzia di consulenza immagine e comunicazione creativa, istituzionale, politica e sportiva, che opera nel panorama italiano dal 1998.
Dalla stagione scorsa a titolo personale, sempre pronto a dare il suo contributo in termini di idee e progettualità per quella che è sempre stata la sua squadra del cuore fin da quando era solo un bambino: il Cosenza Calcio.
In questi giorni, Vircillo sta “facendo notizia” a Roma perché la nuova campagna di abbonamenti della Roma riprende molto da vicino una sua idea di quattro anni fa sviluppata per il Cosenza Calcio. Da qui una serie di interviste da parte dei giornalisti romani, che hanno voluto conoscere qualcosa in più del “creativo” Vircillo.
Ecco la sua intervista a Roma News.
Possiamo dire che la nuova campagna pubblicitaria della Roma, costruita attorno al tema della “fame” utilizzando dei lupi, è in realtà una sua idea di circa 4 anni fa?
Sì. Possiamo dirlo. La fame del lupo è un concetto ideato per rilanciare il brand Cosenza Calcio circa 4 anni fa. La campagna in questione è figlia di un’attenta analisi effettuata sul panorama calcio cosentino attraversando storia, ambizione ed appartenenza del popolo rossoblù. La campagna faceva parte di un progetto molto più ampio che puntava a ricostruire un brand che non sapeva ricambiare il grande amore che lo nutriva giorno dopo giorno. In quel periodo il Cosenza si stava riappropriando con forza del blasone che gli competeva e proprio nell’entusiasmo di una promozione in C1 ho percepito quella forza, quella passione, quella fame appunto che spingeva tutto l’ambiente non appagato dalla promozione, a vincere ancora.

Quale è stata la sua reazione una volta scoperta la somiglianza?
Ho appreso la notizia su twitter dove sono stato “taggato” da più persone su un’immagine che contrapponeva la mia campagna a quella ideata dalla nota multinazionale Publicis per l’As Roma. Concettualmente sono simili, si lavora sul concetto di fame di un “popolo” di lupi. Certo a Cosenza si evidenziava il fatto di avere ancora fame, a Roma invece il concetto di fame viene trattato dopo un anno che probabilmente rimarrà nella storia delle delusioni giallorosse. Sinceramente, con tutto il rispetto per una grande agenzia come la Publicis, avrei sicuramente ascoltato di più l’ambiente, avrei ascoltato i tifosi, li avrei abbracciati nella loro rabbia così come nella loro voglia di rialzarsi subito per riappropriarsi della gloriosa storia calcistica che, parte questi ultimi anni, a Roma ha sempre avuto due soli colori.
Da esperto nel settore pubblicitario, oltre che simpatizzante romanista, come valuta la strategia pubblicitaria messa in atto dalla Roma? Puntare sull’orgoglio e sulla fame per riavvicinare i tifosi dopo una stagione decisamente avara di soddisfazioni.
Come dicevo, il marketing sportivo legato al calcio è un tema molto delicato che spesso sfugge dalle note aule di benpensanti e se non scende nelle strade, nelle piazze, nel cuore rischia di diventare controproducente. È vero, simpatizzo Roma e spesso sono anche sugli spalti dell’Olimpico. Questa passione nasce da una storia romantica che lega visceralmente la mia città natale, Cosenza, con la Roma. Da piccolo in curva mitizzavo il gruppo Nuclei Sconvolti Cosenza ed uno dei suoi componenti più rappresentativi era molto amico del vecchio CUCS ed addirittura il nome NS era legato molto a questa sua passione. Anche per questo sento molto le mancanze che colpiscono il brand giallorosso che, nonostante le buone intenzioni della nuova proprietà americana, rischia di essere trattato con lo stesso processo utilizzato per uno shampoo o un pacco di biscotti. L’ AS Roma ha un’anima ed è li che bisogna entrare per comunicare al meglio cosa significa essere un tifoso della Roma. Una passione che va oltre le vittorie e gli scudetti. Un amore viscerale che non ha bisogno solo di campagne motivazionali ma anche di verità, abbracci e programmazione. Oggi a Roma non c’è fame. Oggi a Roma c’è disperazione sportiva, i tifosi sono demoralizzati e troppo volte alcune mancanze sono state nascoste dalla parola “progetto” come a voler giustificare il presente. La Roma non ha bisogno ascesso di marketing classico ma di verità. La sua tifoseria non è legata al risultato e quindi basta essere sinceri con loro. Basta affidargli una maglia, un ruolo importante nel progetto, basta farli sentire parte di una rivincita da costruire insieme. Ecco il concetto su cui lavorerei. Perché un progetto in cui i tifosi sono trattati come dei spettatori paganti, a Roma, non sarà mai un progetto vincente.
Al contrario, se non sbaglio, il Cosenza lanciò questo tipo di messaggio dopo la promozione in Prima Divisione. Come reagì la tifoseria? Ci fu una buona risposta in termini di abbonamento?
Con le dovute proporzioni la risposta fu eccellente. La tifoseria del Cosenza ha molti punti in comune con quella romana. E’ mossa dalla passione nonostante tutte quelle delusioni che hanno scandito la loro storia sono sempre lì, dentro o fuori lo stadio a far sentire la loro presenza, il loro affetto. Ma ripeto. A Roma dopo la grande delusione si poteva lavorare meglio puntando sull’appartenenza, sull’unione, sulla rinascita. Perché dopo la caduta nel derby/finale bisogna avere l’umiltà di dire “signori, abbiamo sbagliato tutto. Ripartiamo insieme. Riprendiamoci quello che ci spetta. Cancelliamo quella data.” Ed avrei invitato tutti i tifosi ad indossare la maglia (magari regalata con l’abbonamento) presentandoli loro come TOP PLAYER nella giornata dell’orgoglio giallorosso.
Le piacerebbe avere la possibilità di “operare” sull’AS Roma?
Nello sport, oltre le competenze, conta la passione. Quella non ti fa sbagliare mai. Ed io oltre ad avere il Cosenza nel cuore, simpatizzo per la Roma. Quindi si, mi piacerebbe. Ma difficilmente si realizzerà, perché in Italia i talenti, o presunti tali, se non sono dietro le insegne delle multinazionali difficilmente vengono considerati. Per me sarebbe un onore dopo il sogno di poter operare per la squadra della mia terra a cui mi dedico con ogni forza ed oltre tutte le difficoltà che i limiti di categoria comportano dal punto di vista del budget.