
Alle 12,00 esatte Mauro Meluso entra nello Stadio San Vito e trova ad accoglierlo decine di tifosi. Il percorso verso la sala stampa è un susseguirsi di strette di mano, di ricordi, di abbracci. Eppure il ragazzo che giocava nella “Panebianco” non è mai riuscito a vestire la maglia rossoblù, nonostante, ci dice, tanti anni fa ci andò vicino. E’ stato come incontrare un amico che non si vede da tempo e che fatica a riconoscere, nei volti di oggi, le persone che un tempo incontrava quotidianamente. Ma appena gli fai i nomi giusti, quello del suo primo allenatore ad esempio, ecco che il Direttore si scioglie, sorride e poi si commuove. Perché Cosenza è la sua città e qui ci sono le persone che lo hanno lanciato nel mondo del calcio facendogli intraprendere un lungo percorso che oggi lo ha riportato a casa.
Stefano Fiore prima, Ciccio Marino poi e adesso Mauro Meluso, certo non sarà un requisito indispensabile, ma se c’è la “cosentinità” è un valore aggiunto. Il Presidente Eugenio Guarascio ringrazia i predecessori di Meluso che hanno contribuito a compiere la scalata del Cosenza dalla Serie D alla Lega Pro Unica e poi svela che con Mauro c’è stato subito un feeling particolare: “siamo d’accordo su tutto”. Il Presidente in questo avvio di stagione ha mostrato una maggiore celerità nelle scelte e nelle decisioni, ha piazzato subito due “colpi” che lasciano intravedere una linea ben precisa e si sta impegnando per la riorganizzazione del settore giovanile. Le mosse di Guarascio non sono passate inosservate e la platea accompagna le sua parole con applausi sinceri. Ma il Presidente non può fare a meno di ricordare la sua solitudine, lanciando, come spesso ha fatto, un appello all’imprenditoria della città e della provincia. Tocca di nuovo a Meluso che si dice orgoglioso di tornare nella sua città e di sentire una responsabilità importante, quella di non poter fallire a Cosenza. Con il Presidente ha in comune il senso della misura, niente voli pindarici o promesse altisonanti, ma piccoli passi per crescere come società e come squadra. Cappellacci? Meluso lo stima molto, tanto che aveva pensato a lui per la panchina del Frosinone, “l’ho studiato a lungo”. Insieme costruiranno la squadra che affronterà un campionato bello e difficile. Insieme individueranno quei giocatori utili da affiancare a chi, dell’organico attuale, resterà in rossoblù. E se si lavorerà bene i risultati arriveranno, anno dopo anno, e gli obiettivi saranno sempre più alti.