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Il Mister sul sito di Gianluca Di Marzio. La nuova vita di Cappellacci con la Lega Pro nel mirino

Roberto Cappellacci è approdato anche sul seguitissimo sito ufficiale di Gianluca Di Marzio, il giornalista di Sky con Cosenza nel cuore per i trascorsi rossoblu di suo padre Gianni.

Ecco l’articolo-intervista di Paolo Passafiume pubblicato nel pomeriggio di oggi

Il modo di stare in panchina, di gestire e di comunicare, la barba lunga da intellettuale, i jeans al posto della tuta sociale. A Cosenza è piaciuto subito questo tipo rock, anticonformista dentro e fuori al campo, semplicemente oltre gli schemi. Mai banale, diverso dalla stragrande maggioranza dei suoi colleghi, quelli fatti con lo stampino, frasi già fatte, sorrisi confezionati, banalità a ripetizione. Roberto Cappellacci piace perché è semplicemente diverso. Lo è stato da calciatore, lo è adesso da allenatore. Non vende fumo, è trasparente, onesto, riconosce sempre i meriti agli avversari. Piace perché i risultati sono sempre stati dalla sua parte. Perché le sue squadre giocano bene, hanno un’anima, attaccano e divertono. A Cosenza è arrivato da pochi mesi. È arrivato quando i dubbi e i punti interrogativi erano all’ordine del giorno. C’erano soltanto delle idee, il progetto era in fase di costruzione, la categoria un punto interrogativo. Si ballava tra serie D e Lega Pro, in attesa di un ripescaggio. L’istinto e la voglia di andare controcorrente fanno il resto. Cappellacci aveva un altro anno di contratto col Teramo che poche settimane prima aveva guidato fino alla finale play off per andare in prima divisione. Cosenza lo stimolava, lo intrigava. Le telefonate col diggì Marino, la voglia di aprire un ciclo vincente. La sfida era ripartire quasi da zero. Detto, fatto. Risoluzione di contratto col Teramo, matrimonio col Cosenza. Fu chiaro, sincero, anche in quella circostanza. “Vado dove mi vogliono” disse apertamente, facendo intuire che la categoria non era importante. Quella frase ha fatto scoccare la scintilla. Adesso il Cosenza guida la classifica del girone B di seconda divisione, lanciato verso la Lega Pro unica. Ma da quel giorno di fine giugno ad oggi non è stato tutto facile e semplice. “Ho scelto di venire qui – spiega mister Cappellacci – perché mi volevano. Quando sono arrivato non si parlava di ripescaggio. Mi sono messo in discussione, ho lasciato Teramo e la società con grande cordialità e senza polemiche. Siamo partiti in ritardo. Il primo giorno di ritiro c’erano soltanto sei, sette calciatori confermati della scorsa stagione. Ci siamo rimboccati le maniche ed abbiamo iniziato a lavorare. Il nuovo Cosenza è nato così, giorno dopo giorno. Gradualmente abbiamo inserito nuove pedine, completato la rosa dopo ferragosto a ripescaggio avvenuto. Il ritardo nella costruzione della squadra e nella preparazione lo abbiamo colmato con l’entusiasmo e la voglia di fare. Qualche volta siamo stati fortunati, ma stiamo crescendo come gruppo e come prestazioni”. Per Roberto Cappellacci il passaggio dal campo alla panchina è stato quasi una conseguenza logica. Da calciatore, per molti compagni di squadra era il punto di riferimento. Un allenatore in campo, non solo per i compiti tattici che gestiva da regista di centrocampo. Nel suo percorso professionale e di vita ha inciso l’incontro con Giorgio Rumignani. L’incrocio col tecnico friulano è stato decisivo, prima nella crescita del calciatore e dell’uomo, poi dell’allenatore. “Gli sarò per sempre riconoscente – rivela Cappellacci – perché ha lasciato una traccia importante dentro di me. Ho giocato per diciotto anni, per sei stagioni lui è stato il mio allenatore. Mi ha stimolato a intraprendere questa carriera, mi ha spinto a provarci. Ci ho provato, ho iniziato dal gradino più basso, dal campionato regionale di eccellenza, dalla serie D. Mi sono formato, sono cresciuto con le mie idee. Non ho un riferimento particolare, ma con onestà devo ammettere che Rumignani è stato determinante nel fare questo lavoro. Prendo come un complimento se qualche mio ex compagno di squadre dice che ero l’allenatore in campo. Mi fa piacere, forse lo dicevano per la posizione che occupavo a centrocampo. Ma fare l’allenatore vero è un altra cosa. Sono due situazioni completamente diverse. Quando ho smesso di giocare volevo restare nel mondo del calcio. L’unico ruolo che immaginavo era questo. Stare in panchina. Non mi vedevo in altri settori. Ho il mio modo di fare. Il mio modo di essere in campo e fuori dal campo. Sono convinto che anche nel look, negli atteggiamenti, nelle parole, conti di più la sostanza che l’apparenza. Vado avanti per la mia strada, felice di quello che ho fatto, desideroso di migliorarmi e di crescere sotto tutti i punti di vista. Un sogno? Tutti gli allenatori sperano di arrivare più in alto possibile. Di fare bene, di guadagnare. Ho una famiglia e fare questo lavoro mi permette di soddisfare le esigenze delle persone che mi sono accanto. Mi auguro già in questa stagione di centrare il traguardo della Lega Pro unica. Ma attenzione, non bisogna pensare che siamo in testa e che le prime otto senza problemi faranno direttamente il salto di categoria. Questo è un campionato molto difficile e complicato, per certi versi atipico. Resto convinto che i giochi saranno aperti fino alla fine. Vedo grande equilibrio. Non esiste una zona cuscinetto, non ci sarà il gruppo di metà classifica che alla fine della stagione non ha niente da dire al campionato. Forse soltanto nelle ultime tre – quattro giornate si arriverà alla svolta decisiva. In quel momento il Cosenza vorrà essere protagonista”. Quel momento si racchiude in una data. 4 maggio 2014. Appuntamento col futuro, forse col destino. Ultima giornata di campionato, Cosenza contro Teramo. La sfida del Roberto allenatore racchiusa in novanta minuti, il presente contro il passato. Cappellacci forse lo pensa, ma non lo dice. Si immagina in panchina, sguardo verso l’alto e pugni chiusi puntati al cielo. Un campionato in un attimo, in un secondo. Il film di una stagione in un momento. Già quel momento. Cosenza non vede l’ora che arrivi.

Twitter – @PaoloPassafiume

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