
I primi venticinque minuti del Cosenza al cospetto di una delle squadre più forti del campionato sono la cosa più bella che rimane della serata di venerdì.
Non a caso Cappellacci ha sottolineato che contro il Foggia la squadra ha avuto il migliore approccio alla partita da quando è iniziato il campionato.
Dopo il gol, sicuramente casuale, di Manolo Mosciaro, il Cosenza è arrivato altre quattro volte nell’area di rigore avversaria e ha completamente annichilito l’avversario, impedendogli di oltrepassare la linea di centrocampo. Merito di un pressing alto che ha disorientato i pugliesi, incapaci di organizzare una valida reazione e in balia delle accelerazioni dei rossoblu.
Fluida la circolazione di palla, con Meduri e Giordano in grande evidenza anche quando si trattava di verticalizzare, a tratti incontenibili Alessandro e De Angelis, in buonissima vena Mosciaro, si è fatto valere anche Bigoni e persino i due terzini, Palazzi e Mannini, che di solito sono abbastanza “timidi”, hanno appoggiato il gioco d’attacco.
E così De Angelis e Palazzi hanno sprecato una grande occasione appena cinque minuti dopo il gol di Mosciaro. Neanche due minuti di attesa ed ecco un’altra bellissima combinazione tra Alessandro e Bigoni sulla destra con cross respinto alla meno peggio dalla difesa avversaria.
La spinta del popolo rossoblu e l’adrenalina di una partita che sembrava davvero volgere al meglio ha prodotto ancora altre accelerazioni che sarebbero potute diventare letali per il Foggia.
Un’azione personale di De Angelis e un triangolo irresistibile tra Mosciaro e Alessandro con conclusione appena fuori dell’argentino hanno fatto stropicciare gli occhi un po’ a tutti ma malauguratamente il pallone non è entrato.
L’espulsione di Pambianchi, paradossalmente, ha rallentato la spinta dei Lupi, che hanno impiegato otto minuti prima di ripresentarsi al tiro con De Angelis, servito da Giordano, e non sono più riusciti a rendersi pericolosi fino alla fine del primo tempo.
Nella ripresa, Cappellacci aveva due opzioni per impostare tatticamente la partita: continuare con il pressing alto per non far giocare gli avversari, tra l’altro in inferiorità numerica o attendere le giocate dei foggiani per ripartire in contropiede.
Il mister ha optato per la seconda soluzione.
Per una decina di minuti è andato tutto per il meglio. Nel senso che il Foggia ha continuato a non pungere e il Cosenza ha avuto altre due occasioni per raddoppiare.
Dal 10’ in poi però il Foggia ha preso le misure ai nostri calciatori e ha iniziato a far circolare la palla come mai era riuscito a fare nel corso della gara.
Il pallino del gioco, in sostanza, è passato agli uomini di Padalino e il nostro centrocampo ha iniziato a perdere colpi, soprattutto nel gioco dei due centrali, Meduri e Giordano, apparsi lenti e involuti.
Il Foggia, poi, ha chiuso i varchi anche a Bigoni e ad Alessandro sulla destra bloccando la principale fonte di gioco dei Lupi e piano piano ha cominciato anche a rendersi pericoloso.
Il gol annullato a Giglio in pratica è stato il campanello d’allarme per quanto sarebbe accaduto da lì a poco.
Cappellacci forse ha tardato troppo nel procedere ai cambi.
La mossa di Criaco al posto di Palazzi con Bigoni spostato a laterale destro e l’ex Aprilia a centrocampo si poteva fare almeno una decina di minuti prima. E comunque dopo appena tre minuti dall’ingresso di Criaco, il Foggia ha pescato il jolly con quel rigore molto generoso concesso dall’arbitro.
A quel punto, Cappellacci ha rischiato il tutto per tutto ed è tornato al 4-2-3-1 inserendo Calderini al posto di Giordano.
Il fantasista non è entrato bene in partita e la reazione dei Lupi è stata più dettata dall’orgoglio che dalla nuova disposizione tattica.
E quando subentra la frenesia, è chiaro che viene a mancare la lucidità. Nonostante tutto, il Cosenza ha ugualmente sfiorato la vittoria.
La disamina generale non può che far prevalere il fatidico bicchiere mezzo pieno e se anche Cappellacci a caldo ha insistito più sugli aspetti positivi della serata, ce n’è abbastanza per essere soddisfatti. Non dimentichiamo che il Cosenza è una squadra nuova di zecca e ha bisogno di “sperimentare” tante situazioni di gara per crescere compiutamente. Inoltre, non si può sempre vincere e gli episodi non possono girare sempre a favore.