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Alfonso Pepe e Marco Bigoni, i due punti fermi della nuova difesa rossoblu

Alfonso Pepe in piena azione

In attesa di completare e rafforzare la squadra, il Cosenza di Cappellacci ha già una sua ossatura e le sue certezze, che, per il momento, sono circoscritte a otto calciatori ma fondamentali per la stagione ormai prossima a prendere ufficialmente il via. Frattali, il portiere, Pepe, il perno centrale della difesa, Carrieri, il ragazzo che vuole ritornare ai fasti di un tempo, Bigoni, la freccia della fascia destra, Giordano, il leader del centrocampo, Calderini e Alessandro, fantasia, genio e imprevedibilità e Mosciaro, il Bomber.

Cosenza sarà pure una piazza “incontentabile” ma come base di partenza non c’è male e Marino e Cappellacci sono immersi nel lavoro per assicurare alla loro creatura gli altri tasselli necessari, che arriveranno molto presto.

Alfonso Pepe guida il gruppetto dei ragazzi provenienti da Chieti, che comprende anche Marco Bigoni e Jonathan Alessandro. Difensore centrale, ventotto anni, grande personalità in campo, una vera sicurezza per i compagni di squadra, capitano indiscusso per più stagioni dei neroverdi, amatissimo dai tifosi, è stato un’autentica bandiera del calcio teatino giocando quattro campionati, vincendone uno e arrivando per ben due volte ai play off per la Prima Divisione.

“Mi piace ricordare l’intera stagione 2011-12 – ha avuto modo di dichiarare Pepe – in cui eravamo partiti per salvarci e poi invece siamo riusciti ad arrivare alla finale dei play off contro la Paganese. Poi ovviamente anche la vittoria del campionato di Serie D. Ci sono tanti bei ricordi”.

Con lui c’è Marco Bigoni, classe 1990, con il quale ha una grandissima intesa avendoci giocato insieme per tre anni. Bigoni è un esterno destro basso, un corridore nato, che ha al suo attivo anche una convocazione in Nazionale di Lega Pro per le Universiadi.

 Il terzino destro di Civitanova Marche è entrato nella storia del calcio teatino a soli ventidue anni, tagliando il traguardo delle cento partite. Il direttore generale Luciano Di Giampaolo e il direttore sportivo Alessandro Battisti lo scovarono in serie D, durante Tolentino-Chieti (2-0, stagione 2008/2009), quando vestiva la maglia dei marchigiani. La corsa dannata di quel numero cinque sulla fascia destra colpì i responsabili dell’area tecnica neroverde che, a fine partita, misero una croce sul suo nome scritto sulla distinta. Arrivato a Chieti con un anno di ritardo (nel 2009 la parentesi di Venezia), Bigoni è diventato una colonna portante della squadra. Prima con Vivarini (28 presenze), poi con Paolucci (42) e infine con De Patre (29). “Con questa maglia ho vissuto emozioni bellissime: ricorderò sempre la finale play off con la Paganese perché, anche se abbiamo perso, è stato fantastico giocare davanti a tutta quella gente”. E pensare che Bigoni era arrivato in punta di piedi, tra lo scetticismo generale di tifosi e addetti ai lavori che storcevano il naso per la sua bassa statura (1.70 cm). La crescita è stata notevole tanto da guadagnarsi anche la convocazione in Nazionale di Lega Pro per le Universiadi in Cina. “Di altezza, però, non sono mai cresciuto”, sorride Bigoni, “ma mi sono conquistato comunque la fiducia dei tifosi”.

Marco Bigoni al cross

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