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Ciccio Marino nuovo dg del Cosenza, il curriculum

Ciccio Marino ha 52 anni e ha attraversato la storia del Cosenza Calcio dal 1982 al 2006 praticamente ininterrottamente.

Da calciatore dal 1982 al 1993, da tecnico del settore giovanile dal 1994 al 2000, da direttore sportivo dal 2000 al 2006. Dal 2008 lavora con la Juventus nel “pacchetto” degli osservatori all’estero.
Da calciatore con 251 partite disputate, ovvero undici campionati, fascia di capitano indossata decine e decine di volte, marchio di fedeltà indissolubile, Ciccio Marino è il cosentino dei tempi moderni che ha giocato di più con la maglia rossoblù. Meglio di lui ha fatto soltanto Ciccio Delmorgine ma stiamo parlando di un vero e proprio “monumento”… E altre due “leggende” come Gigi Marulla e Gigi De Rosa. In tempi nei quali il vivaio era gravemente trascurato, Marino è stato l’unico cosentino titolare in squadre memorabili come quelle di Gianni Di Marzio, Bruno Giorgi e di Edy Reja.
“Beh, non era proprio semplice interpretare il ruolo del campione indigeno o del “profeta in patria” – ha avuto modo di affermare più volte Ciccio -. Sì, quando le cose non andavano bene mi toccava fare il parafulmine… Ma per fortuna, con quelle squadre che ci ritrovavamo, vincevamo quasi sempre e la gente non poteva fare a meno di volerci bene”.
E poi ancora oggi quando parli di Ciccio, non puoi fare a meno di ricordare “C’è solo un Ciccio Marino”. Gli ultrà gli cantavano ‘sta canzoncina che lo riempiva d’orgoglio.
“Sì, ho capito subito che me l’avevano costruita perché ero l’unico che condivideva il loro dialetto – analizzerà a posteriori Ciccio -. E per me era ed è tuttora motivo di maggiore orgoglio”. Era un difensore arcigno e roccioso, che concedeva poco alla platea, ma è riuscito ad adattarsi anche a moduli offensivi come quello di Bruno Giorgi, migliorando moltissimo anche in fase di appoggio e annullando fior di attaccanti come Baiano, Ganz, Schillaci, De Vitis…

Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, il settore giovanile. “Mi chiamò Gianni Di Marzio. Sette anni ricchi di soddisfazioni tra mille difficoltà. Sono usciti fuori ragazzi come Pellicori, Modesto e Musacco, tre ottimi giocatori. Avevo portato anche Calaiò ma se n’é andato dopo 6 mesi perché non si era ambientato…”.
Poi il grande salto da direttore sportivo in una stagione (2000-01) passata alla storia perché per la prima volta il Cosenza è riuscito a conquistare la vetta della classifica in Serie B.
Intuizioni importanti su giovani che poi sarebbero diventati “gioielli” come Savoldi e Zampagna, un acquisto azzecatissimo come quello di Pavone, piena valorizzazione di giocatori come De Angelis, Altomare, Valoti e Paschetta. Un girone d’andata straordinario e poi le maledette vicende societarie con le diatribe tra i Pagliuso e i Lorè che si rivelarono deleterie per un campionato che avrebbe potuto regalarci la gloria.
Ciccio rimase diesse fino alla stagione della radiazione portando a Cosenza ancora altri giovani di valore come Mendil e Zaniolo ma alla fine dovette cedere all’invadenza del rampollo di Pagliuso che nell’ultima stagione lo coinvolse nella deriva della retrocessione.
Né, purtroppo, gli è andata meglio negli altri due tentativi con quello che rimaneva del Cosenza 1914 all’epoca delle due squadre in Serie D e con l’As Cosenza Calcio di Nuccio Intrieri. Ma forse è anche per ricacciare via questi brutti ricordi che Ciccio Marino ha accettato di rimettersi in gioco.

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