
Per ogni tifoso del Cosenza il 6 aprile non è un giorno come tutti gli altri, almeno da 28 anni a questa parte. Il 6 aprile del 1985 il Cosenza batte per l’ultima volta in un San Vito tutto rossoblu il rivale di sempre, il Catanzaro.
Per quella giornata, gli Ultrà Cosenza avevano realizzato qualcosa di straordinario. Mille e duecento metri di stoffa rossoblu prelevati a ottocento chilometri di distanza. Per la prima volta in una coreografia, in tutto lo stivale, fa la sua comparsa un bandierone di queste dimensioni. Dietro l’idea ci sono creatività. dedizione, il talento di riuscire a guardare avanti oltre il muro delle convenzioni, la capacità di precorrere i tempi.
L’immensa bandiera viene realizzata in una sala del Convento dei Cappuccini alla Riforma, sotto la supervisione di Padre Fedele Bisceglia mentre materialmente è il capo riconosciuto degli ultrà Piero Romeo, che con una vecchia macchina da cucire Singer la confeziona splendidamente. Per la stoffa, era stato un altro mito del tifo rossoblu, Tonino Tocci, a guidare la spedizione verso Prato, vicino Firenze, 800 chilometri all’andata e 800 chilometri al ritorno.
Il bandierone viene esposto in Tribuna B dove il tifo organizzato si era spostato vista l’importanza dell’evento per essere più vicino alla squadra e per assicurare al vessillo di potersi spiegare senza intoppi e per intero. Chi ha visto quello spettacolo non lo dimenticherà mai più. Al San Vito quel giorno c’erano almeno ventimila anime rossoblu.
Il 6 aprile 1985 era sabato, la vigilia di Pasqua. Per tutta la città di Cosenza sarà una Pasqua di resurrezione. I Lupi riescono nell’impresa di vincere il derby e si impongono con autorità e spavalderia. A segnare il gol della vittoria sarà un ragazzo di Cetraro di 25 anni, Alberto Aita, che si era imposto all’attenzione generale nella seconda squadra cosentina, la Morrone.
Aita gonfia la rete al 38′ del primo tempo rischiando il tiro da posizione angolata con il piede “sbagliato”, il sinistro. La formazione dei Lupi era la seguente: Busi, Fucina, Nicolucci, Simeoni, Cavazzini, Aita, Morra, Petrella, Marulla, Maniero, Tivelli. Al 17′ della ripresa il cosentino Tonino Posa prende il posto di Maniero e partecipa alla festa. Sì, perchè a fine partita giocatori e tifosi festeggeranno a lungo un successo destinato a rimanere nella storia del Cosenza Calcio se è vero che, a 28 anni di distanza, siamo ancora qui a ricordarlo.